Wednesday, June 27, 2007

Beppe Scienza a proposito del TFR

...ma guarda tu se fra i link devo mettere anche quello di Famiglia Cristiana...

Leggetevi un po' di interviste, se capita... fa solo bene...

Ad esempio questa dove si dice che: "La liquidazione si può tranquillamente convertire in una rendita vitalizia, una cosa fattibile con qualunque compagnia d'assicurazione. E non è l'unica soluzione. Si può integrare la propria pensione anche con gli interessi che tale somma potrebbe fruttare se investita in titoli di stato o buoni fruttiferi delle poste."

O questa dove: "Se osserviamo l’andamento della Borsa americana dal 1920 al 2005, un tempo molto lungo, notiamo che le perdite compensano i guadagni. Ma nello stesso periodo l’inflazione è stata del 233 per cento."

E infine: Secondo una ricerca del dipartimento di Matematica dell’Università di Torino, sarebbero 28,6 miliardi di euro le perdite subite dagli investitori italiani vittime del default dell’Argentina, del crac Cirio e Parmalat e delle perdite dei fondi comuni d’investimento, che da soli ogni anno bruciano 20 miliardi di euro. «I crac dell’Argentina, della Cirio e della Parmalat sono stati causa di comprensibilissime preoccupazioni», dice il professor Beppe Scienza del dipartimento di Matematica dell’Università di Torino. «Eppure, per quanto gravi, sono stati eventi eccezionali. Per i risparmiatori la regola è perdere soldi col risparmio gestito, a volte senza neppure rendersene conto».

In tempi di appelli all’adesione alle forme complementari di previdenza c’è da stare attenti alle sirene che consigliano questo o quel prodotto finanziario. «I danni subiti dai risparmiatori italiani a causa di Argentina, Cirio e Parmalat sono nell’ordine dei 10-11 miliardi di euro, compresi quelli dovuti agli sciagurati consigli di non accettare la ristrutturazione del debito proposta da Buenos Aires», aggiunge Scienza. «Ma ogni anno il risparmio gestito danneggia i suoi clienti in misura circa doppia. Quindi, è come se ogni sei mesi scaricasse sui risparmiatori un nuovo scandalo Argentina, un nuovo crac Cirio e una nuova valanga Parmalat».

Ovviamente, i miliardi di euro andati in fumo per investimenti sbagliati non sono da mettere sullo stesso piano dei crac e delle vere e proprie truffe, ma il risultato non cambia. «Chi resta affezionato ai titoli di Stato e ai buoni postali non è un retrogrado come vogliono fargli credere. È un risparmiatore, magari non esperto, ma abbastanza intelligente da non ascoltare certe sirene che promettono, promettono e non mantengono», chiosa il professor Scienza.


Dove ho trovato tutti questi link? Qui...

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Monday, June 25, 2007

Quante balle ci raccontano?

Visto sul Corriere Economia di oggi.

Tutte balle.

Prese da un sito obiettivo come può esserlo la Banca d'Italia. Nessun conflitto di interessi.

Sul Corsera cartaceo ci sono anche delle tabelle.
In Tab. 1 ci sono anche dei dati. Peccato che non ci sia nessuna fonte. NESSUNA.
E peccato che i dati dei fondi siano lordi mentre quelli del TFR siano netti.
E peccato che si parli di una "fantomatica" media geometrica che non esiste.

Spieghiamoci meglio.
Dati un numero N di numeri, la media geometrica semplice è la radice N-sima della produttoria della serie di numeri.

Quindi: se facessi veramente la media geometrica dei numeri del Corsera avrei valori folli. Tanto per fare un esempio, nel 2006 il BTP ha dato rendimento ZERO (davvero?) al netto delle tasse. Fate voi la radice N-sima di una produttoria con un fattore nullo. Quanto viene?

Immagino dunque che sia il calcolo semplice dei rendimenti secondo la serie di valori. Il problema è che ogni anno dovrei inserire una somma non predeterminata per arrivare in fondo e vedere quanto mi rimane in mano. Cosa fattibilissima con Excel o Calc. Ma fallace se non si chiarisce quale sia questa somma annuale e se sia variabile. Inoltre: se i rendimenti positivi sono negli ultimi anni, il valore finale è alto. Se avessimo fatto i conti con rendimenti negativi negli ultimi anni (come quelli delle azioni italiane 2001 e 2002, rispettivamente -19.3% e -18.0%) non avremmo in mano granché della somma iniziale.

Mancano quindi molti dati per poter dire che la tabella è sensata, no?

Facciamo invece un calcolo diverso, uguale per tutti e comparabile.
Supponiamo di avere una somma nel 1999 e di investirla solo in un determinato punto.
Prendiamo anche in considerazione i dati FALSI perché non supportati da fonti che ci dà il Corsera Economia.

Ebbene, partendo da 100 all'inizio del 1999 e calcolando gli interessi annuali avremmo questa situazione a fine 2006:
Fondi pensione negoziali: 135,45
Fondi pensione aperti: 131,75
Bot a 12 mesi: 123,61
BTP: 136,67
Azioni IT: 151,15
TFR: 125,32

Peccato che non possa decidere di mettere il TFR in BTP o in azioni (quali? Cirio? Parmalat?)... devo scegliere tra l'articolo 2120 del codice civile e questi fondi ladri...

Che brutta idea lasciare tutto nel TFR, vero? Peccato che i valori siano falsati dal fatto che alcuni sono lordi ed altri netti. Mele, pere e cazzi di gomma. I FPN e i FPA non sono gravati da commissioni, il resto è gravato da tasse. Pensate forse che non si possano quantificare le commissioni? Vi sbagliate... nella pagina successiva vengono stimate 0.60% di commissioni medie annue per i FPN e 1.40% di commissioni medie annue per i FPA. Visto che i dati di partenza sono "medi" a voce loro, perché non usare subito queste commissioni?

Non c'è problema: io ho Calc. Forse il genio della facoltà di economia di Bologna no.

Trovo quindi valori diversi per i fondi...
Fondi pensione negoziali: 129,31
Fondi pensione aperti: 118,09
TFR: 125,32

Che numeri differenti, vero?
Allora: se anche reputassimo corretti questi valori che sono, ribadisco, FALSI perché non supportati da fonti, i FPN sarebbero meglio di 4 punti percentuali mentre i FPA sono sotto di quasi 7 punti percentuali.

E io dovrei rischiare il TFR per 4 punti percentuali usciti da un periodo di quattro anni di prosperità totale della borsa italiana?

Caro Corsera Economia: basta pigliarci per il culo, basta leccare il culo al potere, basta! basta! basta! Una volta ogni tanto, vergognati di quello che devi scrivere, ribellati e prendi anche le parti di chi ti legge.
Così, tanto per fare.
E per dare soddisfazione a chi - fino ad oggi - ti sovvenziona.
Perché il domani è incerto...

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Thursday, January 18, 2007

TFR

Allora... io non ho ancora capito perché su questo argomento si parli così tanto ma in maniera assolutamente faziosa...

Ci sono varie opzioni: vediamole...

1. Azienda sotto le 50 unità
1.a. TFR classico: rimane in azienda
1.b. Fondo aperto
1.c. Fondo chiuso di categoria
1.d. Non decisione: fondo di categoria se l'azienda ne ha uno altrimenti fondo chiuso dell'INPS

2. Azienda sopra le 50 unità
2.a. TFR classico: all'INPS
2.b. Fondo aperto
2.c. Fondo chiuso di categoria
2.d. Non decisione: fondo di categoria se l'azienda ne ha uno altrimenti fondo chiuso dell'INPS

Tutti parlano della convenienza dei fondi ma, pur essendoci voci che tifano per il TFR classico o il TFR all'INPS, non si sentono se non dai sindacati che - da notare! - dovrebbero spingere sui fondi chiusi di categoria... perché?

Da Radio24 / Il Sole 24 Ore, "organo di partito" di Confindustria otteniamo qualche informazione "datata" ma interessante sui fondi e sulle pensioni integrative:

Il metodo più classico per costruirsi una pensione integrativa è probabilmente costituito dai fondi pensione, che permettono di assicurarsi una rendita a vita.
Esistono i fondi pensione chiusi, cui possono aderire solo i lavoratori di una certa categoria professionale o i dipendenti di una certa azienda, ed esistono anche i fondi pensione aperti, che sono costituiti da banche, Sim, o assicurazioni, e vi può aderire chiunque, in maniera individuale.
Dal 1° gennaio 2001 la deduciblità dei contributi versati nei fondi pensione aperti è stata innalzata al 12% del reddito, con un massimo di 10 milioni annui. Lo stesso trattamento viene appliccato alle polizze vita di tipo previdenziale.

Da un punto di vista fiscale, quindi, non vi è alcuna differenza tra le polizze previdenziali (dette anche "fip" o "pip") e i fondi pensione aperti.
Le differenze, invece, riguardano il rendimento. Le polizze previdenziali, infatti, danno due garanzie in più. La prima è quella di "consolidare" (ossia di acquistare per sempre) il rendimento raggiunto anno per anno. La seconda è quella di un tasso di conversione del capitale in rendita fissato fin dall'inizio.

Il tasso di conversione è una percentuale che serve a calcolare l'importo della rendita (ossia della pensione). Questa percentuale viene decisa in base a delle tabelle statistiche (dette tavole di mortalità) che stimano la vita media della popolazione.
Più si allungherà la vita media, più si abbasseranno le rendite, perché le compagnie assicurative saranno costrette a pagarle per un numero maggiore di anni.
Così, se la vita media continuerà ad allungarsi, le pensioni calcolate con le attuali tabelle statistiche saranno sicuramente più alte di quelle calcolate, ad esempio, tra 25 anni.

I fondi pensione aperti, al contrario delle polizze previdenziali, non possono consolidare il rendimento, nel senso che se un anno si guadagna il 20%, l'anno dopo questo rendimento potrebbe essere perso secondo l'andamento dei mercati.
Inoltre, i fondi pensione aperti fissano il tasso di conversione solo al momento in cui inizieranno a pagare la rendita, basandosi sulle tavole di mortalità dell'epoca.

Le polizze previdenziali, quindi, offrono maggiori garanzie, ma in cambio fanno pagari costi più alti. Su ogni versamento, infatti, la commissione varia tra il 5 e l'8%. Mentre i fondi pensione hanno commissioni intorno al 2-3%, ed alcuni fanno pagare soltanto una cifra fissa di 50 o 100mila lire.


Questo significa che per i fondi aperti (banche, SIM, assicurazioni tipo - che ne so? - Mediolanum), a fronte di commissioni minori, ti ritrovi con un fondo che non garantisce il rendimento e non garantisce neppure il tasso di conversione! visto che viene fissato al momento in cui inizia a pagare la rendita...

Chissà perché al TG5 non parlano più di TFR all'INPS ma di quale fondo pensione scegliere né, quando parlano dei vantaggi negli ultimi 5 anni, citano quali vantaggi si avrebbero avuti se contassimo gli ultimi 10 anni (diciamo, quelli con il 2001 nero...).

Pare che un fondo pensione previdenziale (tipo il Cometa dei metalmeccanici) sia più sicuro... sempre che nel frattempo non si cambi lavoro e settore... e in quel caso potrebbero essere cazzetti...

Toh... se però si va a vedere cosa dicono i sindacati si scopre qualche dato in più... ovvero da alcuni link a caso su UIL e CGIL scopriamo già solo dei fondi pensione chiusi che:

I fondi pensione viaggiano con il vento in poppa, anche se nel medio periodo perdono di un soffio la sfida con il Tfr. Nel 2005 si è attestata all'8,1% la performance media netta dei fondi chiusi o negoziali, destinati ai dipendenti di un´azienda o agli appartenenti a una categoria professionale. Sempre l'anno scorso, le liquidazioni accantonate presso le aziende hanno reso il 2,6% al netto dell'imposta dell'11%. A due, tre e quattro anni i chiusi vincono la gara con rendimenti complessivi del 12,6%, 17,8% e 14,1% rispetto al 5,1%, 8% e 11,3% offerto dal Tfr. Ma se si comprende anche il 2001, anno nero per i mercati, finiscono sotto: 13,5% contro 14,4%.

Oppure si scopre anche che a 6 anni il fondo Cometa dà un rendimento del 13.72% totale contro un 17.98% del TFR (guardatevi il PDF della CGIL che contiene i dati dei principali settori con fondi chiusi).

I dati delle due pagine web possono sembrare incoerenti ma si basano solo su periodi e calcoli differenti. Nella sostanza sono sensati entrambi.

Chiaro che oggi il paragone al breve è vincente per i fondi, aperti o chiusi che siano, ma... non dovremmo ragionare nel medio / lungo periodo?

...e poi: quanto rende questo TFR? Il TFR rende il 75% dell'inflazione più l'1.5. Ovvero: se l'inflazione è sotto il 6%, il TFR rende più dell'inflazione! E anche se l'inflazione fosse superiore, si avrebbe comunque un capitale rivalutato con rischio quasi zero di non ottenerlo alla fine del rapporto. A me non sembra poco...

Su un altro sito di Rappresentanze sindacali di base troviamo una domanda divertente:
Illuminante a tal proposito è il passo di un’intervista fatta dalla trasmissione Report ad un consulente finanziario in merito ai rendimenti dei Fondi:
GIORNALISTA:Un ultimo dubbio. Ma se invece di tante promesse di guadagni facili in Borsa ci garantissero almeno quel misero e tanto bistrattato rendimento del Tfr?
Io le do i soldi e l’accordo è: mi dai lo 0,75% dell’inflazione più l’1,5. Lei ci sta?
STEFANO CARLINO, Fondiaria SAI: Non è... non è un contratto che io potrei e saprei gestire da un punto di vista finanziario. Quindi se le dicessi di si direi una bugia. Probabilmente in teoria è possibile realizzare la cosa che dice lei, ma diventa talmente oneroso costruirlo che il rendimento mi verrebbe interamente mangiato dal costo di costruzione.
MILENA GABANELLI, autrice Report: Siamo invitati ad investire nei fondi perché ci dicono che renderanno di più del tfr. E poi chi vende fondi dice che non può garantire lo stesso miserabile rendimento perché costerebbe troppo.


Ricapitoliamo in maniera diversa, dai...
1. Lo stato è nella merda e chiede il TFR dei lavoratori per l'INPS in modo da avere qualche euro in più in interessi
2. Lo stato è anche nella merda di un conflitto di interessi pazzesco che facciamo finta di non vedere e, dopo i vaneggiamenti di finanza creativa del Bambino d'Oro, ci spinge a dare i soldi del TFR non allo stato stesso - non fidatevi di me! - bensì a private assicurazioni, banche e saltimbanchi mascherati di cui - qui sì! - ci si può fidare ad occhi chiusi per un futuro dolce.
3. I telegiornali succubi e collusi ci annunciano quanto sarà bello poter investire la propria pensione in fondi e - anzi! - che la cosa più intelligente sarebbe di mettere tutto in fondi azionari perché nel lunghissimo periodo le azioni guadagnano sempre (sentito su LA7!). Visto che quest'ultima frase mi è stata ribadita da un amico che mastica di finanza come io mastico di russo, vorrei proprio sapere come ha fatto a diventare già un mito urbano senza nessuna connessione sensata alla vita reale.
4. Il TFR mantiene il capitale ad un tasso di interesse variabile che è superiore all'inflazione se questa è sotto il 6%. Un tasso di interesse che né le banche sui conti correnti danno, né una SIM garantirebbe in uno dei fondi magici di cui abbiamo parlato finora.

Perché ho una sensazione strana che mi pervade, oggi?

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