Saturday, May 26, 2007
Thursday, November 02, 2006
Piensa en mi
Si tienes un hondo penar,
piensa en mi,
si tienes ganas de llorar
piensa en mi,
ya ves que venero
tu imagen divina,
tu parvula boca,
que siendo tan niña,
me enseñó a pecar.
Piensa en mi cuando beses,
cuando llores tambien piensa en mi,
cuando quieras quítame la vida,
no la quiero para nada,
para nada me sirve sin ti
Tel vez hay alguien en la vida que te hace comprender que tal vez la vida merece ser vivida. Gracias, mi querida.
piensa en mi,
si tienes ganas de llorar
piensa en mi,
ya ves que venero
tu imagen divina,
tu parvula boca,
que siendo tan niña,
me enseñó a pecar.
Piensa en mi cuando beses,
cuando llores tambien piensa en mi,
cuando quieras quítame la vida,
no la quiero para nada,
para nada me sirve sin ti
Tel vez hay alguien en la vida que te hace comprender que tal vez la vida merece ser vivida. Gracias, mi querida.
Monday, October 16, 2006
Saturday, October 14, 2006
Lucia e Camilla
Credo fosse l'undici di Marzo del 1994. Mi pare di ricordare che fosse Sabato.
Ero solo, a Barcellona, e stavo tornando a casa. Ventiquattro anni, fresco di laurea.
Vi ho incontrate al distributore di benzina. Il tedesco stava andando verso Lione e aveva fretta di lasciarvi a qualcun altro. Tornavi a trovare la mamma a Firenze.
In serata eravamo a Sanremo.
Tu avevi 30 anni, Lucia. Così mi pare. E Camilla ne aveva tre.
Tu di Firenze, lui di Parigi, vende tutto, compra un camper e fuggite in Andalusia.
Ricordo il viaggio come un sogno ovattato.
Le tue canne ogni ora, Camilla che dormiva tutto il tempo, Mia Martini che canta con noi, e i racconti, le storie, le vite. E ogni volta che entravamo in un grill Camilla usciva con qualcosa in mano e tu eri disperata. Ed io che non avevo fame e che avrei finto di non averne pur di non accettare che tu mi pagassi il pranzo... partivi dall'Andalusia con centomila lire per andare a Firenze... e poi i fenicotteri rosa vicino a Marsiglia e la foto di voi accanto alla mia AX che sfrecciava a 150 sull'autostrada. E poi tu, che sentivi il richiamo dell'Africa.
L'ultima immagine è di noi tre, Camilla che tiene le nostre mani e io che abbraccio tutte e due davanti alla stazione di Sanremo.
A dodici anni e più di distanza ho la pelle d'oca ed un blocco allo stomaco a scrivere queste due righe. E' come se durante il viaggio avessimo vissuto insieme una vita piena di cose belle. Non so come sia, ma è così. E ogni tanto penso a voi: tu hai passato i quaranta e Camilla è quasi maggiorenne... e mi piacerebbe sapere che state bene e che hai mantenuto quella follia disorganizzata e quella gioia per la vita che ho vissuto con te una volta e immagino nei miei sogni ad occhi aperti che Camilla sia bella così come immagino fossi stata tu a sedici anni.
Non saprò mai nulla di voi, lo so.
Non ci vedremo più, lo so.
Ma penso a voi, e siete ancora lì.
Ciao, amiche.
Ero solo, a Barcellona, e stavo tornando a casa. Ventiquattro anni, fresco di laurea.
Vi ho incontrate al distributore di benzina. Il tedesco stava andando verso Lione e aveva fretta di lasciarvi a qualcun altro. Tornavi a trovare la mamma a Firenze.
In serata eravamo a Sanremo.
Tu avevi 30 anni, Lucia. Così mi pare. E Camilla ne aveva tre.
Tu di Firenze, lui di Parigi, vende tutto, compra un camper e fuggite in Andalusia.
Ricordo il viaggio come un sogno ovattato.
Le tue canne ogni ora, Camilla che dormiva tutto il tempo, Mia Martini che canta con noi, e i racconti, le storie, le vite. E ogni volta che entravamo in un grill Camilla usciva con qualcosa in mano e tu eri disperata. Ed io che non avevo fame e che avrei finto di non averne pur di non accettare che tu mi pagassi il pranzo... partivi dall'Andalusia con centomila lire per andare a Firenze... e poi i fenicotteri rosa vicino a Marsiglia e la foto di voi accanto alla mia AX che sfrecciava a 150 sull'autostrada. E poi tu, che sentivi il richiamo dell'Africa.
L'ultima immagine è di noi tre, Camilla che tiene le nostre mani e io che abbraccio tutte e due davanti alla stazione di Sanremo.
A dodici anni e più di distanza ho la pelle d'oca ed un blocco allo stomaco a scrivere queste due righe. E' come se durante il viaggio avessimo vissuto insieme una vita piena di cose belle. Non so come sia, ma è così. E ogni tanto penso a voi: tu hai passato i quaranta e Camilla è quasi maggiorenne... e mi piacerebbe sapere che state bene e che hai mantenuto quella follia disorganizzata e quella gioia per la vita che ho vissuto con te una volta e immagino nei miei sogni ad occhi aperti che Camilla sia bella così come immagino fossi stata tu a sedici anni.
Non saprò mai nulla di voi, lo so.
Non ci vedremo più, lo so.
Ma penso a voi, e siete ancora lì.
Ciao, amiche.
Wednesday, October 04, 2006
Sunday, October 01, 2006
Piove
Scende fitta una pioggia fredda.
Non più
grasse lacrime di gioia di un'estate andata.
Non più
rumorosi scrosci d'allegria e tuoni fragorosi.
Non più
lampi e fulmini e notti a giorno.
Gocce di tristezza che mi avvolgono.
In gola fermo un grido non libererò.
L'urlo è in me, inutile che sentano.
Lasciatemi stare.
Per favore.
Non più
grasse lacrime di gioia di un'estate andata.
Non più
rumorosi scrosci d'allegria e tuoni fragorosi.
Non più
lampi e fulmini e notti a giorno.
Gocce di tristezza che mi avvolgono.
In gola fermo un grido non libererò.
L'urlo è in me, inutile che sentano.
Lasciatemi stare.
Per favore.

